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12:39am Settembre 24, 2014

L’innamoramento non è una percentuale

Quando ero adolescente per curiosità ho compilato a volte quegli stupidi test online che portavano ad un risultato percentuale di quanto si era innamorati tra partner. Un passatempo come un altro, lungi da me basare su quei test le mie scelte di vita.

Tuttavia tornando a quei momenti ho pensato a un paio di cosette.

Secondo me l’innamoramento non è e non può essere una quantità esprimile e variabile al rapportarsi di un altro soggetto. (fin qui facile, direte, fin troppo banale)

Forse la capacità di innamorarsi è dentro di noi, ognuno in quantità maggiori o minori, ma è sempre intimamente nostra.

E allora vaghiamo per il mondo alla ricerca di qualcuno/a nel/nella quale riversare questa nostra intima quantità di amore.

Così succede che:

- quando la persona che incontriamo è poco adatta a noi, poca sarà la nostra quantità di innamoramento;

- davanti invece a una persona abbastanza adatta a noi, saremo allora abbastanza innamorati;

- infine al cospetto della persona per noi più adatta, potremo esprimere il nostro innamoramento a pieno, libero dalle catene dei “se solo potesse essere…” e dai “non tollero questo e quello”.

E allora il nostro Amore potrà essere come un seme molto raro e difficile da coltivare che però, trovaro il prato giusto e con le giuste cure, potrà diventare un favoloso albero secolare.

11:49pm Settembre 1, 2014

"Sono gay" - "E quindi?"

volevoessereunapizza:

Quando visito determinati blog o pagine, se c’è una cosa che non concepisco è leggere nella descrizione “sono gay/lesbica/bisex”. Ho appena letto che ad una ragazza hanno chiesto di fare una pagina per lesbiche. Solitamente gli omosessuali sono infastiditi da certe etichette, e non vogliono essere trattati come persone diverse per le loro tendenze sessuali. Ed è il motivo per cui si fanno tante battaglie. Eppure, ho l’impressione che molti di questi provvedano da soli a mettersi delle etichette, e a porsi su un piano diverso come se si sentissero diversi. Se dicessi a uno di loro una cosa del genere, probabilmente mi insulterebbe, e non lo affermerebbe mai. Ma io lo penso. Una volta ho assistito ad una campagna elettorale studentesca in cui il candidato, nella presentazione, subito dopo il nome, disse di essere gay. Ma chissenefrega del tuo orientamento sessuale. Se voglio votarti, ti voto per le qualità che hai e perché penso che tu possa occupare una determinata posizione. Se vai a letto con un uomo è l’ultimo dei miei problemi. Così come, se mi piace il tuo blog, ti seguo a prescindere da tutto il resto. Queste stesse persone distruggono il lavoro di chi ha fatto un percorso con se stesso e con chi lo circonda, con chi ha lottato per farsi accettare, ed è brutto parlare di accettazione, cosa che non sarebbe neppure necessaria se non ci fosse tanta gente stupida. Ho tanto rispetto per gli omosessuali, ma non ho rispetto per loro in quanto omosessuali, ho rispetto per loro in quanto persone. Se volete essere considerate solo persone, siate prima voi a considerarvi tali.

Niente da aggiungere. Solamente tutto quello che penso anche io. Un’altra volta hai beccato nel segno.

11:35pm Settembre 1, 2014

Cosa rimarrà delle fotografie?

La nostra generazione è così ossessionata dall’immortalare OGNI MOMENTO della giornata che parrebbe ormai quasi una ragione stessa di vita. La vita non è finalizzata a se stessa forse, ma a essere fotografata e condivisa sui social. Banale, mi si potrà dire, ma difficilmente contestabile.

Da bambino spesso ammiravo gli album di foto della mia famiglia dei primi ‘900. Guardavo i miei nonni e i miei bisnonni da giovani, in quei tempi che mi parevano così lontani, in cui tutto era in bianco e nero, sbiadito, soffuso eppure così ben ordinato e studiato. Foto in cui non c’erano quasi mai capelli fuori posto o stanze disordinate, le pose erano sempre rigide e innaturali. I volti abbozzavano sorrisi mai troppo sguaiati. Cartoline, ritratti che somigliavano di più a quei quadri austeri rinascimentali piuttosto che a persone in carne ed ossa immortalate da un obiettivo. Tuttavia la sensazione che mi davano questi piccoli quadretti ritratto era quella di trovarsi davanti a una sorta di magico, preziosissimo tesoro da custodire di generazione in generazione, per portare avanti il ricordo di quelli che sono stati sangue del mio sangue e hanno creato la mia stirpe. A quell’epoca ben pochi possedevano una macchina fotografica e quasi tutti si facevano fare una foto ogni tanto, solitamente per occasioni speciali, da un fotografo a pagamento. Giocoforza doveva venire bene e ci si preparava decisamente per “il grande evento fotografico”.

Da qualche anno, con la fotografia di massa, quella sensazione magica, quel desiderio (o ribrezzo per alcuni magari) nei preparativi per l’evento fotografico, quella riunione famigliare eccezionale, tutti lindi e pinti e in posa per farsi ritrarre dal fotografo del quartiere, è solo un aneddoto storico molto annebbiato.

Ora tutti si ritrovano con 345093408 foto del gatto/cane, della propria casa, dei propri amici, dei propri oggetti e dei propri vestiti. A praticamente nessuno passa per la testa quella sensazione che avevano i nostri nonni davanti a un apparecchio fotografico.

Abbiamo hard disk, cellulari, schede sd, dvd, cd, macchine fotografiche, spazi web/cloud e chiavette usb piene di foto pressoché inutili, a colori e spesso più belle di quelle che potevano permettersi i nostri nonni, ma non sappiamo apprezzarle.

Scattare una foto ha la stessa rilevanza di scartare e mangiare una caramella. Si inquadra e si scatta senza pensare, tutto nel giro di pochi istanti, spesso ad insaputa del soggetto fotografato.

Così, perdendo di importanza della foto in sé, del ritrarre un soggetto, si va alla ricerca dello speciale, dello strano, del trasgressivo. Si passa così molto facilmente a fare foto al limite del pornografico e le si condivide per farsi riempire le bacheche di commenti. 

O anche, perché no, si passa a farsi foto direttamente pornografiche e le si condivide sui social e sui blog che lo consentono. Così vediamo su tumblr foto di ragazze o ragazzi nudi particolarmente belli magari, ma pur sempre foto amatoriali, con migliaia di note. Nulla di male in fondo no?

Oppure esiste (e la cronaca gossip di questi giorni ne è intrisa) il caso in cui le foto non siano state condivise ma vengono “rubate” da un hacker e diffuse in tutto il mondo. Ora non voglio dire che l’hacker ha fatto bene, perché è comunque un reato, però io credo che queste persone, o meglio queste dive, che fanno tanto le immacolate e indignate per l’accaduto, ora avranno un’impennata di popolarità per un bel pezzo. Forse non è tutto male quello che sembra. In fondo, se avessero voluto condividerle solo con la loro dolce metà, avrebbero potuto metterle su una chiavetta o un altro supporto personale e passarle solo a lui, come si sarebbe fatto qualche anno fa. anziché caricarle su un cloud dove potenzialmente chiunque in grado di bypassare la password può vederle. Ma questo è un discorso lungo e che dovrei affrontare altrove.

Tutto questo fotografare è forse una forma di esibizionismo? 

Io non credo.

Qual’è allora lo scopo ultimo di tutto ciò?

Forse poter finalmente urlare al mondo “sono figo/a anche io”, “guarda come mi diverto in vacanza”, “guarda che fisico che ho”, “guarda che figo/a di ragazzo/a che ho” ecc…
O forse semplicemente riempire il vuoto immenso di valori ed emozioni che permea la nostra generazione, con colori e provocazioni immortalate da un qualsiasi dispositivo commerciale e gettate in pasto al web forse per l’eternità. 

Se da una parte non ha più alcuna importanza una fotografia, non lo ha nemmeno la nudità probabilmente, dive a parte, il mondo è pieno di persone che si immortalano nudi o quasi in varie pose e le condividono ovunque, come ho ricordato poco fa. Ma pensiamo per un istante alla medesima situazione soltanto un secolo fa.
Sarebbe stato fantascientifico che tante persone mostrassero al mondo come mamma le ha fatte (o anche ben più vestite) senza essere riempite di etichette non proprio lusinghiere.

Non sta a me giudicare cosa sia morale o meno, se sia giusto o sbagliata tutta questa commercializzazione estrema dell’immagine, ma posso delineare un quadro probabile dell’uomo tra qualche secolo. 
Penso che un giorno lontano, probabilmente, i nostri pronipoti guarderanno le pochissime foto analogiche dell’ottocento e deli novecento rimaste, come noi guardiamo un mosaico romano o un’anfora etrusca, studiandole e cercando di capire usi e costumi di quell’epoca ormai antica.
Poi passeranno al 2000 e gli anni successivi e si ritroveranno miliardi di foto digitali inutili, delle quali potranno solo dedurre tutto e il contrario di tutto, scegliendo poi se distruggerle come fossero “prove contraffatte” o considerare la nostra epoca come un’era popolata da scimmie antropomorfe.

Cosa vorremo lasciare ai posteri? Forse nulla, forse sarebbe semplicemente meglio distruggere tutto quello che sta caratterizzando questi anni bui e esageratemente immortalati.

2:10am Agosto 30, 2014

R.I.P. Glenn Cornick

12:09am Agosto 8, 2014

ellyosa:

thedistantgirl:

plagueutopia:

in-twilight-realms:

image

It’s back

I CANT STOP LAUGHING

this will always be my favorite

Scusatemi

11:50pm Agosto 7, 2014

Così parlò Matteo

Credo che Matteo Montesi sia il simbolo della società attuale.
Nel medioevo erano gli uomini di Dio a scrivere tomi su religione, società e altro. Vagavano e raccoglievano informazioni per trasmetterle ai posteri.
Montesi fa lo stesso ma non scrive, parla nei video esponendo le sue idee e il suo credo.

Certo, quasi tutti lo considerano un pazzo, ma come credete che fossero considerati da molti certi pensatori teologici del passato?

Con questo non voglio dire che sia un profeta o una gran mente, però forse ci crede davvero per pubblicare ogni giorno video da più di un’ora in cui cerca (a suo modo) di analizzare i più svariati aspetti spirituali e della vita di tutti i giorni.

12:34am Luglio 31, 2014

La cattiveria che mi sale ogni volta che leggo il commento “che belli” a una foto di una coppia su facebook….

12:32am Luglio 31, 2014

 http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/30/donatella-galli-leghista-a-processo-su-facebook-forza-etna-forza-vesuvio/1077383/

L’idiozia…

Certo che accusare questa mentecatta di discriminazioni razziali equivale ad affermare che esistano più razze italiche… O quantomeno una settentrionale e una meridionale.

Boh io credo che anche affermare ciò sia un autogol per l’accusa. 

9:33pm Luglio 30, 2014

Manager ricco

A che serve quindi essere un manager di una grossa azienda?
Un manager ricco e potente.
Arrivi alla mezza età come gli altri, o anche peggio, però molto probabilmente senza conoscere tuo figlio o tua moglie, perché quando tuo figlio piangeva o tua moglie aveva un problema non ti avevano accanto ma eri in giro per lavoro.
Arrivi vecchio e stanco, ma con i soldi per comprare una Panamera nuova ogni anno e sbatterti la segretaria 19enne che vomita quando ci pensa, ma ha dichiarato amore eterno a quelle borse di LV così carine che gli compri tutti i mesi.
Sei uno squallido e un codardo. Hai preferito la vita nel lusso alle responsabilità famigliari. La tua vecchiaia però sappilo, sarà peggio delle altre, perché tua moglie dopo essersi fatta fottere da mezzo quartiere ti avrà lasciato e tu rimarrai solo soletto in una vecchiaia senza amore né amici veri, snobbati negli anni per il lavoro.
Però hai tanti soldi da parte, che saranno molto utili per riempire il materasso sul letto di morte.

12:16am Luglio 30, 2014

La solitudine dell’arte

Forse la fotografia non è bella.

Forse nemmeno l’arte lo è.

Può essere bella e magnifica solo agli occhi dell’autore. Solo colui che crea, infatti, può percepire completamente il messaggio che egli stesso ha impresso nell’opera.

Così quando guardiamo un’opera non dovremmo mai chiederci se ci piace o no, ma se piace al suo creatore, disinteressato, se è riuscito veramente a rendere l’idea e il concetto che spingeva dentro la sua mente, avido di pensieri, bisognoso di uscire.

Quando guardo una fotografia, una statua, un quadro, vedo la solitudine.

La solitudine dell’essere umano, condannato a non poter farsi comprendere a pieno da nessuno oltre che da se stesso, che tenta di esprimersi attraverso l’arte, ma pure la musica, per gridare al mondo il suo dolore, il suo strazio interiore, invano.

Non bisognerebbe tentare di capire l’arte, forse, bisognerebbe compatire. Il pathos di un’opera, reso autentico solamente dall’artista sincero, è tuttavia conoscibile solo dallo stesso, così noi siamo costretti a com-patire il suo sentimento, cercando per quanto possibile di avvicinarsi a lui, ingabbiati nella nostra gabbia di sensazioni e prospettive esistenziali.

12:50pm Luglio 14, 2014

Balle spaziali

Mi rendo conto sempre di più di quante balle girino tra le città.
A Bologna ad esempio c’è la voce che Roma sia carissima, insicura e piena di delinquenza.
Stamattina ho preso un cappuccino e un cornetto appena sfornato e ho speso 1.60. Un euro in meno di Bologna.
Giro spesso di sera con la mia ragazza e nessuno ci ha mai importunato. A Bologna sempre.
Ciliegina sulla torta: mi trovo da tutta la mattina a girare per la facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, la quale è pulita ed ordinata, senza scritte, barboni, sporco di imprecisato genere e i bagni sono normali e puliti!
Saranno solo coincidenze, ma dopo mesi che frequento Roma e che noto queste cose, io non ci credo più.

Forse bisognerebbe solo amarla un po’ di più Bologna, che sarebbe una città veramente carina, e non sfruttarla come un cesso pubblico che qualcun’altro pulisce, gridando “abbasso il sistema, spacchiamo tutto!”…
4:57pm Luglio 1, 2014
12:40am Maggio 23, 2014

“A ben pensare, ciò che in realtà ci infastidisce non è che gli altri ci contraddicano, ma che ci dimostrino che siamo noi a contraddirci.”

— Joan Fuster, Giudizi finali, 1960/68
11:49pm Maggio 22, 2014

L'invisibile è caro all'uomo

  • Vecchio: Tu ci credi ai fantasmi, ragazzo?
  • Ragazzo: No vecchio, perchè dovrei crederci? Al mondo credo solo in ciò che vedo, il resto è fantasia, come la strega di Biancaneve o Paperino.
  • Vecchio: Sai, alla tua età la pensavo così anche io...
  • Ragazzo: Ebbene?!
  • Vecchio: Poi ho visto.
  • Ragazzo: Visto cosa?
  • Vecchio: Visto quello che tu non ti immagineresti nemmeno.
  • Ragazzo: Dai, la suspence è roba vecchia quasi quanto te, inutile crearla, cosa hai visto?
  • Vecchio: Oh caro ragazzo impaziente, tu con il tuo tremendo materialismo non puoi vedere al di là del tuo naso! Il mondo è pieno di cose che esistono e non si possono vedere. Un giorno mentre stavo solo soletto nella mia stanza a guardarmi un film su quello che all'epoca era un ottimo televisore, sentii dei rumori improvvisi e ben chiari al piano di sopra. Così feci un giro a vedere e constatai che non c'era assolutamente nulla. Nessuno dei presenti si era mosso o aveva sentito alcunchè. Rimasi abbastanza inquietato, ma ormai ero abituato a tali episodi: all'epoca vivevo in una grande casa, piena di rumori strani... Una volta sentii persino distintamente bussare contro al muro, senza che nessuno fosse stato. Come spieghi tutto ciò?
  • Ragazzo: Sicuramente avrai avuto le allucinazioni, vecchio rimbambito!
  • Vecchio: Grazie per il complimento, ma devo deluderti, all'epoca ero giovane e forte, si fa per dire, e sicuramente molto più sano di mente di oggi. Tu non saprai nemmeno cos'è un film e un televisore hd, rimbambito di un giovane!
  • Ragazzo: Non è vero, l'ho visto in un libro!
  • Vecchio: Però dal vivo non l'hai mai visto, giusto?
  • Ragazzo: No, ovviamente, non li producono più da almeno 40 anni e tutti quelli che c'erano sono andati distrutti.
  • Vecchio: Quindi secondo il tuo ragionamento, i televisori hd sono come i fantasmi, o i draghi se preferisci. Sono entità di cui sono pieni i libri, ma che nella realtà tu non hai potuto vederli quindi non esistono?
  • Ragazzo: Certo che no, i libri di storia contemporanea ne parlano di televisori e si sa che è stato uno dei maggiori elementi di diffusione delle informazioni nel secolo scorso! Ci credo per forza!
  • Vecchio: Allora ne devo dedurre che tu credi non solo a ciò che vedi, ma anche a quello che leggi visto da altri?
  • Ragazzo: Se è sufficientemente supportato da fonti valide sì.
  • Vecchio: *tira velocemente uno schiaffo al ragazzo*
  • Ragazzo: Ehi!! Per quale motivo mi schiaffeggi?
  • Vecchio: Fa male?
  • Ragazzo: Un po'!
  • Vecchio: Io non ti credo. Riprovo. *tira un altro sonoro schiaffone al ragazzino*
  • Ragazzo: Ahiaa! Come non mi credi, pezzo di idiota? Mi hai fatto male!
  • Vecchio: Io però questo male non lo vedo! Come faccio a crederci? Nessuno ne parla, non è scritto da nessuna parte che tu provi male e non lo scriveranno mai, io non lo vedo quindi ne deduco che sia una tua invenzione.
  • Ragazzo: Però io il male lo sento, non ti basta?
  • Vecchio: No, voglio continuare sulla tua china. Che ne pensi dell'amore? Sono anni che stai con quella ragazza e sembrate una coppia fantastica.
  • Ragazzo: Lo siamo. Hai dubbi?
  • Vecchio: Io certamente no, ma mi chiedevo cosa sia l'amore che proviate, nemmeno quello riesco a vedere.
  • Ragazzo: Come il dolore che mi hai fatto provare prima, è una sensazione, la nostra la proviamo solo noi, diversa da ogni altra, quindi non è rappresentabile o esplicabile totalmente. Però effettivamente non la possiamo vedere e nemmeno nessuno scriverà del nostro amore. Ma anche se fosse non sarebbe minimamente documentabile. Penso di iniziare a capire il tuo ragionamento, vecchio.
  • Vecchio: Vedi? Come l'anima, l'amore, il dolore e le ansie, anche i fantasmi possono esistere. Noi non riusciamo a vedere l'essenza di essi, ma possiamo percepirne gli effetti. La causa ci è pressoché ignota. Eppure ogni giorno succedono nel mondo cose inspiegabili che non sono riconducibili a nessuna delle cose umanamente conosciute. Che siano fantasmi, spiriti, anime dannate o chissà cos'altro non ci è dato saperlo, però qualcosa esiste, ne sono certo. Forse è Dio stesso, se mai lo incontrerò dovrò chiederglielo prima o poi. Ciò che possiamo vedere è solo la parte più frivola della nostra esistenza, legata inscindibilmente alla nostra forma terrena, priva di forme superiori e profonde. Ciò che vediamo è forse la parte più infima dell'esistenza. Forse è Dio che si nasconde e mostra solo ciò che non gli appartiene e che ritiene futile, per non mostrarci mai quale che sia la sua vera forma. Non ha sostanza, non ha colore eppure esiste, sia l'amore, il dolore o i fantasmi. Sei ancora convinto che esista solo ciò che vedi?
  • Ragazzo: No, tuttavia mi chiedo cosa mai potrebbe esserci intorno a me che non vedo e che mi gira intorno.
  • Vecchio: E' questo il punto, non lo possiamo conoscere. Ma dà un certo senso di inquietudine, ed è affascinante vero? All'inizio è un po' dura conviverci, sapendo ciò, poi diventa spassoso, quasi un gioco, ragazzo. Benvenuto finalmente nel circo folle dell'esistenza allora!
9:45pm Maggio 21, 2014

Chissà se tutti quei pezzi di me che ho lasciato in giro illuminano ancora?

Chissà se tutte quelle parole, gettate al vento e su cellulosa fanno ancora sorridere?

Chissà se la mia ombra perseguita ancora chi per un poco ha goduto della mia luce?

Chissà se la mia musica ancora suona in qualche altoparlante lontano o se tutto è morto sotto una pila di fogli e carabattole varie…