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12:16am Luglio 30, 2014

La solitudine dell’arte

Forse la fotografia non è bella.

Forse nemmeno l’arte lo è.

Può essere bella e magnifica solo agli occhi dell’autore. Solo colui che crea, infatti, può percepire completamente il messaggio che egli stesso ha impresso nell’opera.

Così quando guardiamo un’opera non dovremmo mai chiederci se ci piace o no, ma se piace al suo creatore, disinteressato, se è riuscito veramente a rendere l’idea e il concetto che spingeva dentro la sua mente, avido di pensieri, bisognoso di uscire.

Quando guardo una fotografia, una statua, un quadro, vedo la solitudine.

La solitudine dell’essere umano, condannato a non poter farsi comprendere a pieno da nessuno oltre che da se stesso, che tenta di esprimersi attraverso l’arte, ma pure la musica, per gridare al mondo il suo dolore, il suo strazio interiore, invano.

Non bisognerebbe tentare di capire l’arte, forse, bisognerebbe compatire. Il pathos di un’opera, reso autentico solamente dall’artista sincero, è tuttavia conoscibile solo dallo stesso, così noi siamo costretti a com-patire il suo sentimento, cercando per quanto possibile di avvicinarsi a lui, ingabbiati nella nostra gabbia di sensazioni e prospettive esistenziali.

12:50pm Luglio 14, 2014

Balle spaziali

Mi rendo conto sempre di più di quante balle girino tra le città.
A Bologna ad esempio c’è la voce che Roma sia carissima, insicura e piena di delinquenza.
Stamattina ho preso un cappuccino e un cornetto appena sfornato e ho speso 1.60. Un euro in meno di Bologna.
Giro spesso di sera con la mia ragazza e nessuno ci ha mai importunato. A Bologna sempre.
Ciliegina sulla torta: mi trovo da tutta la mattina a girare per la facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, la quale è pulita ed ordinata, senza scritte, barboni, sporco di imprecisato genere e i bagni sono normali e puliti!
Saranno solo coincidenze, ma dopo mesi che frequento Roma e che noto queste cose, io non ci credo più.

Forse bisognerebbe solo amarla un po’ di più Bologna, che sarebbe una città veramente carina, e non sfruttarla come un cesso pubblico che qualcun’altro pulisce, gridando “abbasso il sistema, spacchiamo tutto!”…
4:57pm Luglio 1, 2014
12:40am Maggio 23, 2014

“A ben pensare, ciò che in realtà ci infastidisce non è che gli altri ci contraddicano, ma che ci dimostrino che siamo noi a contraddirci.”

— Joan Fuster, Giudizi finali, 1960/68
11:49pm Maggio 22, 2014

L'invisibile è caro all'uomo

  • Vecchio: Tu ci credi ai fantasmi, ragazzo?
  • Ragazzo: No vecchio, perchè dovrei crederci? Al mondo credo solo in ciò che vedo, il resto è fantasia, come la strega di Biancaneve o Paperino.
  • Vecchio: Sai, alla tua età la pensavo così anche io...
  • Ragazzo: Ebbene?!
  • Vecchio: Poi ho visto.
  • Ragazzo: Visto cosa?
  • Vecchio: Visto quello che tu non ti immagineresti nemmeno.
  • Ragazzo: Dai, la suspence è roba vecchia quasi quanto te, inutile crearla, cosa hai visto?
  • Vecchio: Oh caro ragazzo impaziente, tu con il tuo tremendo materialismo non puoi vedere al di là del tuo naso! Il mondo è pieno di cose che esistono e non si possono vedere. Un giorno mentre stavo solo soletto nella mia stanza a guardarmi un film su quello che all'epoca era un ottimo televisore, sentii dei rumori improvvisi e ben chiari al piano di sopra. Così feci un giro a vedere e constatai che non c'era assolutamente nulla. Nessuno dei presenti si era mosso o aveva sentito alcunchè. Rimasi abbastanza inquietato, ma ormai ero abituato a tali episodi: all'epoca vivevo in una grande casa, piena di rumori strani... Una volta sentii persino distintamente bussare contro al muro, senza che nessuno fosse stato. Come spieghi tutto ciò?
  • Ragazzo: Sicuramente avrai avuto le allucinazioni, vecchio rimbambito!
  • Vecchio: Grazie per il complimento, ma devo deluderti, all'epoca ero giovane e forte, si fa per dire, e sicuramente molto più sano di mente di oggi. Tu non saprai nemmeno cos'è un film e un televisore hd, rimbambito di un giovane!
  • Ragazzo: Non è vero, l'ho visto in un libro!
  • Vecchio: Però dal vivo non l'hai mai visto, giusto?
  • Ragazzo: No, ovviamente, non li producono più da almeno 40 anni e tutti quelli che c'erano sono andati distrutti.
  • Vecchio: Quindi secondo il tuo ragionamento, i televisori hd sono come i fantasmi, o i draghi se preferisci. Sono entità di cui sono pieni i libri, ma che nella realtà tu non hai potuto vederli quindi non esistono?
  • Ragazzo: Certo che no, i libri di storia contemporanea ne parlano di televisori e si sa che è stato uno dei maggiori elementi di diffusione delle informazioni nel secolo scorso! Ci credo per forza!
  • Vecchio: Allora ne devo dedurre che tu credi non solo a ciò che vedi, ma anche a quello che leggi visto da altri?
  • Ragazzo: Se è sufficientemente supportato da fonti valide sì.
  • Vecchio: *tira velocemente uno schiaffo al ragazzo*
  • Ragazzo: Ehi!! Per quale motivo mi schiaffeggi?
  • Vecchio: Fa male?
  • Ragazzo: Un po'!
  • Vecchio: Io non ti credo. Riprovo. *tira un altro sonoro schiaffone al ragazzino*
  • Ragazzo: Ahiaa! Come non mi credi, pezzo di idiota? Mi hai fatto male!
  • Vecchio: Io però questo male non lo vedo! Come faccio a crederci? Nessuno ne parla, non è scritto da nessuna parte che tu provi male e non lo scriveranno mai, io non lo vedo quindi ne deduco che sia una tua invenzione.
  • Ragazzo: Però io il male lo sento, non ti basta?
  • Vecchio: No, voglio continuare sulla tua china. Che ne pensi dell'amore? Sono anni che stai con quella ragazza e sembrate una coppia fantastica.
  • Ragazzo: Lo siamo. Hai dubbi?
  • Vecchio: Io certamente no, ma mi chiedevo cosa sia l'amore che proviate, nemmeno quello riesco a vedere.
  • Ragazzo: Come il dolore che mi hai fatto provare prima, è una sensazione, la nostra la proviamo solo noi, diversa da ogni altra, quindi non è rappresentabile o esplicabile totalmente. Però effettivamente non la possiamo vedere e nemmeno nessuno scriverà del nostro amore. Ma anche se fosse non sarebbe minimamente documentabile. Penso di iniziare a capire il tuo ragionamento, vecchio.
  • Vecchio: Vedi? Come l'anima, l'amore, il dolore e le ansie, anche i fantasmi possono esistere. Noi non riusciamo a vedere l'essenza di essi, ma possiamo percepirne gli effetti. La causa ci è pressoché ignota. Eppure ogni giorno succedono nel mondo cose inspiegabili che non sono riconducibili a nessuna delle cose umanamente conosciute. Che siano fantasmi, spiriti, anime dannate o chissà cos'altro non ci è dato saperlo, però qualcosa esiste, ne sono certo. Forse è Dio stesso, se mai lo incontrerò dovrò chiederglielo prima o poi. Ciò che possiamo vedere è solo la parte più frivola della nostra esistenza, legata inscindibilmente alla nostra forma terrena, priva di forme superiori e profonde. Ciò che vediamo è forse la parte più infima dell'esistenza. Forse è Dio che si nasconde e mostra solo ciò che non gli appartiene e che ritiene futile, per non mostrarci mai quale che sia la sua vera forma. Non ha sostanza, non ha colore eppure esiste, sia l'amore, il dolore o i fantasmi. Sei ancora convinto che esista solo ciò che vedi?
  • Ragazzo: No, tuttavia mi chiedo cosa mai potrebbe esserci intorno a me che non vedo e che mi gira intorno.
  • Vecchio: E' questo il punto, non lo possiamo conoscere. Ma dà un certo senso di inquietudine, ed è affascinante vero? All'inizio è un po' dura conviverci, sapendo ciò, poi diventa spassoso, quasi un gioco, ragazzo. Benvenuto finalmente nel circo folle dell'esistenza allora!
9:45pm Maggio 21, 2014

Chissà se tutti quei pezzi di me che ho lasciato in giro illuminano ancora?

Chissà se tutte quelle parole, gettate al vento e su cellulosa fanno ancora sorridere?

Chissà se la mia ombra perseguita ancora chi per un poco ha goduto della mia luce?

Chissà se la mia musica ancora suona in qualche altoparlante lontano o se tutto è morto sotto una pila di fogli e carabattole varie…

10:26pm Maggio 9, 2014

La bellezza sta nell’altro, un’altra volta

E’ tutta la vita che sento uomini che schifano cucinare, lavare, cucire ecc… perchè sono cose da donne. Ma questi atteggiamenti sono ultimamente via via ridotti dal crescente femminismo che impera e che vuole la parità dei sessi (cosa che sarebbe giusta, ma il discorso è molto lungo e non lo affronterò ora).

E’ altresì (quanto è bella questa parola) vero che da sempre sento donne che schifano i motori, le corse, il calcio (questo sempre meno) ecc… perchè sono cose da uomini.

Io personalmente non mi sono mai posto il problema di cosa fosse da uomo o da donna (so che potrò sembrare ambiguo, ma sticazzi), ho sempre voluto imparare a fare un po’ di tutto, dal cucire, al sistemare i capelli a morosa (a volte anche amiche), allo smontare un motore, riparare una lavatrice, cucinare una carbonara ecc… 

Riprendendo il primo capoverso, ultimamente vedo parecchi uomini che si lasciano alle spalle queste cose e si rendono utili anche in quei settori considerati da sempre come “lavori da donne”. La cosa mi compiace in un certo senso, allora rivolgo il mio post alle donne in particolare (con le dovute eccezioni): cosa c’è di male nel fare qualcosa da uomo (fisico permettendo)?

Perchè crescere con il preconcetto che regolare le valvole a un otto cilindri sia una cosa solamente da uomo? Apprezzare la bellezza intrinseca di un apparato con questa tecnologia non ha sesso. I pregiudizi ne hanno, il v8 di una muscle car no.
Ha senso, ad esempio, sentire molte ragazze che mentre prendono la patente di guida si rifiutano categoricamente di studiare qualsiasi cosa che riguardi la parte tecnica, pregando che all’esame non ci siano domande del genere? Il senso sta, specialmente per donne single, nel dover dipendere necessariamente dall’altro sesso quando si avrà anche il minimo problema con l’automobile, forse? Volete tanta parità dei sessi? Volete essere considerate qualcosa di più di quello che siete state considerate in passato? 
Io sono d’accordissimo, ma a condizione che uomini e donne guardino le faccende dell’altro sesso come normali faccende, che possono svolgere in autonomia, senza pesare su nessuno. 

Vogliamo l’autonomia, in un mondo in cui non è più l’unione tra uomo e donna ad essere standard, ma anche tra donna e donna (e tra uomo e uomo ovviamente). Come fare allora se due donne innamorate vivono insieme e non sanno nemmeno cambiare una lampadina? Servirà sempre un esterno dell’altro sesso, magari a pagamento. (preciso che questa è una iperbole, per rendere l’idea, voglio sperare che siano poche le coppie che non riescono a cambiare una lampadina, di qualsiasi sesso esse siano)

Ma forse alla fin fine è meglio così, facciamo girare l’economia e siamo tutti sempre un po’ più ignoranti. Ad ognuno il suo, si diceva. Io non sono d’accordo ma mi trovo sempre in minoranza, specialmente parlando con il sesso opposto.

9:58pm Aprile 30, 2014

Degno compimento di una giornata di merda.

Oggi è stata una delle giornate lavorative peggiori della mia vita, dire fantozziana è un eufemismo.

Così torno a casa, mangio, faccio la doccia, distrutto apro facebook e che vedo?
E’ morto Bob Hoskins.

Non ho parole. Giorno da cancellare.

3:04pm Aprile 29, 2014

Educazione e Induzione

Si da tanto importanza alla parola educare ma molto spesso se ne travisa il senso.

Una persona mi ha fatto notare quanto sia probabile che l’origine del termine educare sia un prodotto dal latino ex ducere, ovvero tirare fuori.
Ciò fa un po’ ridere pensando che nella nostra società l’educazione è più un indottrinamento, un catechismo quasi, sicuramente una induzione

L’educazione come la intendono i più è fatta di costrizione, legami a tradizioni e modi socialmente accettati, non c’è nulla di proprio del soggetto da educare, ma tutto gli viene immesso da fuori.

Il vecchio Socrate, con la sua ars maieutica, affermava di non inculcare nulla nei suoi discepoli, ma semplicemente di tirar fuori loro le credenze che già possedevano. Ecco dunque il vero scopo dell’educatore.

Tuttavia agli occhi dell’uomo contemporaneo sembra impossibile risolvere la questione dell’educazione semplicemente lasciando agire la sponte del proprio bambino, così è necessario in qualche modo sempre reindirizzarlo verso una certa via. Complice di ciò, la vita in società mina continuamente la rettitudine dell’uomo, specie se in giovane età, per così dire più malleabile, quindi risulta ancora più necessario introdurre concetti per portarlo ad assomigliare al modello che la società vuole come ideale.

Ma allora dove sta la libertà dell’espressione dell’individuo? 
Il metodo Montessori prevedeva in qualche modo che il bambino si sviluppasse il più possibile liberamente, sviluppando le proprie attitudini e seguendo la propria testa. 

Forse l’ideale sarebbe un misto tra ciò che è stato (e in alcuni casi ancora è) il metodo Montessori e una educazione come l’ho intesa nel secondo capoverso di questo post. Sarebbe forse necessario quindi lasciare libero il bambino, aiutandolo magari, con un abile lavoro di maieutica, a partorire le proprie credenze e sviluppare ciò per cui si sente più portato.
Purtroppo il risultato finale si allontenerebbe dal modello di un uomo costretto dalla società dei buoni costumi e dallo standard riconosciuto e accettato dai più, che non gioverebbe a nessuno. Un uomo surrealista sotto molti aspetti. 

Così è meglio lasciare tutto come sta, con la nostra induzione di idee, pensieri e consuetudini, perché la libertà deve essere un concetto con il quale riempire decine di libri, mai decine di uomini.

1:10pm Aprile 29, 2014

Carrelli dei sogni

Ho sempre adorato fin da bambino osservare i carrelli della spesa altrui.

Da un carrello della spesa è possibile capire molto della persona, oltre ai semplici gusti.

E’ possibile capire quasi con certezza l’orientamento politico, la situazione famigliare, la sua età, il tipo eventualmente di attività che svolge, quante persone ha nel suo nucleo famigliare.

Ho sempre adorato fermarmi a guardare gli oggetti negli altri carrelli, commentando mentalmente con approvazioni o disapprovazioni di questo o quell’articolo.

Oggi che sono cresciuto e il tempo non è mai abbastanza, semplicemente scorro e vado oltre, non ho più il tempo di un bambino che si ferma a guardare mentre la mamma fa compere. 

E così, irrimediabilmente, se ne è andata un’altra fettina del mio Io sognante.

2:53am Aprile 26, 2014
megadelicious:

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Here’s a list of weird/strange articles on wikipedia in no particular order for you to read and just add more useless knowledge in your puny human brain. General murder/death trigger warning for most.

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reblogging for when I’m not alone in bed in the dark

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10:32pm Aprile 22, 2014

La fine di un’era

Visto che ultimamente ho ben poco tempo, ahimè, a causa del lavoro, non posto più granchè.
Questa sera invece vorrei accennare a una cosa che fa parte della mia vita lavorativa ma pure della vita di molti di voi in questo periodo… 

E’ la fine di un’era. Il crepuscolo di un idolo. E’ la morte preconfezionata e decisa ovviamente a tavolino di Windows XP.

Già da tempo Microsoft la stava progettando, aspettando il momento (migliore?) per distruggere quello che è stato, non solo a parer mio, uno dei migliori OS Microsoft di tutti i tempi, o almeno uno dei più apprezzati.
Successe anche con tutti i vecchi OS della casa di Redmond, ricordo perfettamente quando il 98 non fu più supportato, o il 2000. 
Ma in questo fine supporto c’è qualcosa di diverso.

Chi è da qualche anno, come il sottoscritto, che usa sistemi operativi Microsoft, penso non abbia mai visto una tempesta mediatica così forte sulla presunta necessità di abbandonare un OS considerato insicuro e vulnerabile, accompagnata da un allarmismo informatico senza precedenti.

Questo è l’indizio dell’ennesimo FAIL di Microsoft. E’ riuscita a fare un FAIL pure dove aveva fatto un grande successo. 

Ricordo inizialmente che non fu molto “digerito” bene Windows XP: si era abituati al 95/98 o in certi casi al 2000 (da non confondersi con il ME, evoluzione sbagliata del 98), molto più leggeri e scarni graficamente, l’arrivo di questo nuovo sistema operativo fece un po’ arricciare il naso, specialmente in ambito lavorativo. Tuttavia con il boom dell’informatica i prezzi dei pc e dei componenti scesero in quegli anni a dismisura, rendendo fruibili a tutte le tasche, in pochissimo tempo, pc potenti e capaci di far girare tranquillamente xp senza problemi.
Così è stato per anni e anni fino ad oggi, in cui un pc attuale può far girare windows xp senza alcun sforzo, regalando un’esperienza d’uso essenziale, ma funzionale e piacevole.
(Nella maggioranza dei casi penso che le funzionalità di Windows 2000 sarebbero più che sufficienti all’utente medio, ma questo è un altro ampio discorso….)

In tante e tante case e aziende un sacco di macchine hanno ancora Windows XP e non lo abbandonerebbero certamente, se non ché si trovano quasi costrette da questi oscuri messaggi, apparsi minacciosamente in basso a destra nel desktop, i quali recitano che il sistema operativo in uso non è più sicuro (e quando mai lo è stato?) e che è necessario aggiornarlo con uno più nuovo per rimanere protetti da mamma Microsoft.

Ora non voglio sindacare sulla sicurezza o meno di XP, per quanto io rimanga dell’opinione ovviamente che sia tutta un’operazione commerciale priva di fondamento o quasi, però il movimento di massa di computer “al macero” e di tecnici informatici addetti all’installazione di nuovo hardware e software mi fa quasi ridere.

Tutto ciò esplica perfettamente il modo contemporaneo di realizzare i prodotti di qualsiasi genere: si deve produrre tanto, spendendo il minimo e garantendone la fine prestabilita già dal giorno in cui l’oggetto uscirà dalla fabbrica. 
Solo così sarà possibile continuare a alimentare questo circolo vizioso consumistico in cui tutto è necessariamente fatto per non durare e per essere sostituito in pochi anni, persino le automobili (bene considerato durevole fino a pochi anni fa) ormai durano sempre meno.

In un mondo in cui ogni bene diventa effimero, non poteva resistere un sistema operativo di più di 13 anni d’età, che ha visto almeno 5 o 6 generazioni di processori. Forse nemmeno Microsoft aveva previsto un tale successo, e quello che inizialmente era un bene per la casa di Redmond, ora è necessariamente un male.

In conclusione, tutto ciò che è ben fatto e durevole, in questo mondo, è in realtà un errore che deve essere corretto prima possibile e pure drasticamente. Mamma Microsoft ce lo sta insegnando. 

1:09am Aprile 7, 2014

Essere è avere?

12:53am Aprile 7, 2014

Ad un certo punto mi sono persa e se vi perdeste pure voi, lo capirei.

volevoessereunapizza:

I ragazzi soffrono principalmente di mal d’amore. Ho constatato che tutti i problemi ruotano intorno all’amore. Il mal d’amore si trascina tutti gli altri problemi. Si parla principalmente d’amore, basta sfogliare pagine e pagine di libri, blog. Lo si cerca disperatamente. C’è una linea sottile tra la mancanza di amore e la mancanza di una persona accanto. A volte le due cose combaciano, altre volte no perché ci sono quelli che reputano necessario solo avere qualcuno accanto per la società.
Mi chiedevo, ma se l’amore non fosse considerato dalla società una condizione necessaria, una specie di elemento vitale; o per meglio dire, se avere qualcuno accanto non fosse considerata una condizione necessaria, avremmo ugualmente persone così fragili, tristi, insicure e emotivamente instabili?
Il bisogno di amare e di avere accanto qualcuno, è insito o nasce quando si entra a contatto con la società? O nasce dai condizionamenti della società? Probabilmente è insito ma ha subito una deviazione.
Durante le feste comandate, la domanda più gettonata che possa ricevere una persona è “sei fidanzato?”. Qualcuno vi ha mai chiesto “ami?”. No, non credo.
A volte il problema non è l’amore, perché l’amore si può dare e ricevere sotto qualsiasi forma; quindi piuttosto il problema è non condividere la propria vita con qualcuno. Capisci che il problema è questo quando inciampi in tante coppie che non si amano, quando vedi persone che si accontentano di chiunque per non stare sole. Ma non si riesce a stare soli perché non si è in grado, o perché è brutto per la società che ti punta il dito contro? Forse si riesce pure a stare soli, ma non si riesce quando ci si guarda intorno e si esclama “tutti hanno un ragazzo/una ragazza, tranne me!”. Allora il problema qual è? Qualcosa non torna. Abbiamo un passato che parla chiaro. Matrimoni combinati e gente infelice perché avere una figlia o un figlio non maritato, non era un grande onore. Mi sono posta un sacco di domande, e ora non so come concludere, però in me si è fatta strada l’idea che se la società non ci imponesse determinate convinzioni, vivremmo meglio. Se stare con qualcuno non fosse un problema degli altri ma solo mio, tuo, vostro, vivremmo tutti meglio. Sono convinta che la ricerca non sarebbe così disperata, e l’attesa sarebbe affrontata con più serenità. Ma anche questa non vuol divenire una convinzione. Comunque, io ho fatto in modo che fosse un problema solo mio.

L’amore è un sentimento, così come l’affetto, l’odio e altri. Si nasce con questo sentimento, per lo più. 
Fin dall’infanzia si sperimenta il primo grezzo sentimento di amore per i genitori, coloro che ci danno la vita, il cibo, l’affetto e le cure fin da appena nati. Così si continua fino all’adolescenza, dove probabilmente l’amore viene spostato un po’ sulla comunità, si ama stare in gruppi, si ama questo/a o quel ragazzo/a, le amicizie e così via. E già qui la società molto influisce sul come comportarsi, cosa fare e chi frequentare. 
Poi la società ci dice che finiti gli studi, quando si lavora, si deve cercare necessariamente un/a compagno/a con la quale condividere il letto e la vita. Così nasce l’affanno verso l’amore. La società e i media ci bombardano con immagini di innamorati, di coppia, di famiglia, ma ultimamente sempre più di sesso, di fantasie sessuali e erotismo. 
Così il nuovo adulto sente quasi sempre un bisogno irrefrenabile di unirsi a un’altro essere e lo cerca disperatamente spesso accontentandosi fermandosi sul più comodo perchè stanco della ricerca dell’amore vero.

Credo che alla fine ciò che tu dici sia vero, però credo anche che la società sia sempre stata così, forse l’amore vero rimane quello dei bambini, ancora innocente e non contaminato dai condizionamenti della società. Probabilmente tutte le altre forme di amore “più mature” sono in gran parte influenzate, nel modo e nell’entità, da ciò che la nostra società ci ha detto.

7:39pm Aprile 2, 2014

Dentro di noi

Il male di vivere è parte di noi,

a volte si cela per mesi o anche anni,

ma vive dentro di noi come un feto,

o un piccolo alien,

crescendo e scalciando,

per poi uscire devastando il corpo ospite.

Così succede, anche a distanza di tempo

che il male di vivere ancora scalcia,

vuole uscire e si lotta per impedirglielo,

ma se il destino è quello per tutti,

inutile chiedere a un cane di imparare Dante

se nella sua natura non si va oltre al Bau.