Theme
1:18am Aprile 7, 2014
fumandovetro answered your post: “Essere è avere?”:
sei marzulliano stasera?
Oddio questa non la dovevi scrivere ahahahahah Marzulliano io?? 
No in realtà pensavo al “conosci te stesso” delfico trasposto oggi…
1:09am Aprile 7, 2014

Essere è avere?

12:53am Aprile 7, 2014

Ad un certo punto mi sono persa e se vi perdeste pure voi, lo capirei.

volevoessereunapizza:

I ragazzi soffrono principalmente di mal d’amore. Ho constatato che tutti i problemi ruotano intorno all’amore. Il mal d’amore si trascina tutti gli altri problemi. Si parla principalmente d’amore, basta sfogliare pagine e pagine di libri, blog. Lo si cerca disperatamente. C’è una linea sottile tra la mancanza di amore e la mancanza di una persona accanto. A volte le due cose combaciano, altre volte no perché ci sono quelli che reputano necessario solo avere qualcuno accanto per la società.
Mi chiedevo, ma se l’amore non fosse considerato dalla società una condizione necessaria, una specie di elemento vitale; o per meglio dire, se avere qualcuno accanto non fosse considerata una condizione necessaria, avremmo ugualmente persone così fragili, tristi, insicure e emotivamente instabili?
Il bisogno di amare e di avere accanto qualcuno, è insito o nasce quando si entra a contatto con la società? O nasce dai condizionamenti della società? Probabilmente è insito ma ha subito una deviazione.
Durante le feste comandate, la domanda più gettonata che possa ricevere una persona è “sei fidanzato?”. Qualcuno vi ha mai chiesto “ami?”. No, non credo.
A volte il problema non è l’amore, perché l’amore si può dare e ricevere sotto qualsiasi forma; quindi piuttosto il problema è non condividere la propria vita con qualcuno. Capisci che il problema è questo quando inciampi in tante coppie che non si amano, quando vedi persone che si accontentano di chiunque per non stare sole. Ma non si riesce a stare soli perché non si è in grado, o perché è brutto per la società che ti punta il dito contro? Forse si riesce pure a stare soli, ma non si riesce quando ci si guarda intorno e si esclama “tutti hanno un ragazzo/una ragazza, tranne me!”. Allora il problema qual è? Qualcosa non torna. Abbiamo un passato che parla chiaro. Matrimoni combinati e gente infelice perché avere una figlia o un figlio non maritato, non era un grande onore. Mi sono posta un sacco di domande, e ora non so come concludere, però in me si è fatta strada l’idea che se la società non ci imponesse determinate convinzioni, vivremmo meglio. Se stare con qualcuno non fosse un problema degli altri ma solo mio, tuo, vostro, vivremmo tutti meglio. Sono convinta che la ricerca non sarebbe così disperata, e l’attesa sarebbe affrontata con più serenità. Ma anche questa non vuol divenire una convinzione. Comunque, io ho fatto in modo che fosse un problema solo mio.

L’amore è un sentimento, così come l’affetto, l’odio e altri. Si nasce con questo sentimento, per lo più. 
Fin dall’infanzia si sperimenta il primo grezzo sentimento di amore per i genitori, coloro che ci danno la vita, il cibo, l’affetto e le cure fin da appena nati. Così si continua fino all’adolescenza, dove probabilmente l’amore viene spostato un po’ sulla comunità, si ama stare in gruppi, si ama questo/a o quel ragazzo/a, le amicizie e così via. E già qui la società molto influisce sul come comportarsi, cosa fare e chi frequentare. 
Poi la società ci dice che finiti gli studi, quando si lavora, si deve cercare necessariamente un/a compagno/a con la quale condividere il letto e la vita. Così nasce l’affanno verso l’amore. La società e i media ci bombardano con immagini di innamorati, di coppia, di famiglia, ma ultimamente sempre più di sesso, di fantasie sessuali e erotismo. 
Così il nuovo adulto sente quasi sempre un bisogno irrefrenabile di unirsi a un’altro essere e lo cerca disperatamente spesso accontentandosi fermandosi sul più comodo perchè stanco della ricerca dell’amore vero.

Credo che alla fine ciò che tu dici sia vero, però credo anche che la società sia sempre stata così, forse l’amore vero rimane quello dei bambini, ancora innocente e non contaminato dai condizionamenti della società. Probabilmente tutte le altre forme di amore “più mature” sono in gran parte influenzate, nel modo e nell’entità, da ciò che la nostra società ci ha detto.

7:39pm Aprile 2, 2014

Dentro di noi

Il male di vivere è parte di noi,

a volte si cela per mesi o anche anni,

ma vive dentro di noi come un feto,

o un piccolo alien,

crescendo e scalciando,

per poi uscire devastando il corpo ospite.

Così succede, anche a distanza di tempo

che il male di vivere ancora scalcia,

vuole uscire e si lotta per impedirglielo,

ma se il destino è quello per tutti,

inutile chiedere a un cane di imparare Dante

se nella sua natura non si va oltre al Bau.

8:58pm Aprile 1, 2014

“L’amore, il solo amore, quello di UN essere. Ho conosciuto, in assenza di questo amore, i veri cieli vuoti, il galleggiare di tutto ciò che mi disponevo ad afferrare sul mar Morto, il deserto dei fiori.”

— 

Andrè Breton, L’amour fou, 1937

(via malus-domestica)

11:43pm Marzo 23, 2014

Libertà

Un foglio bianco, una matita dalla mina spezzata, qualche mozzicone di sigaretta in una piccola collinetta di cenere…
L’ultimo sole di quella calda estate trapelava pigramente dalle strisce sottili di quelle vecchie persiane corrose da decenni di salsedine.

Era ancora tutto lì, dopo tanti anni come l’aveva lasciato. Stesso disordine, stesso puzzo, stessa compagnia dei fantasmi appesi al muro.

Tutte quelle esistenze che lo guardavano impassibili e austere dall’alto della loro vetusta esperienza, facevano sentire Chocky ancora più piccolo di quando lasciò quelle quattro mura malandate.
Quelle stesse esistenze che gli erano rimaste incollate addosso da quel tempo, come gli insetti sulla carta moschicida, non era mai riuscito a ucciderle come non riusciva a uccidere se stesso. 
Sarebbe bastato scaraventare tutto a terra? Avrebbe tratto finalmente il giusto giovamento che da anni inseguiva? 
Un colpo secco e un frastuono di vetri avrebbe interrotto la sua maledizione?
O doveva uccidere se stesso per uccidere loro?
Conosceva fin troppo bene ormai il sapore metallico della sua Colt Python .357, talmente bene che ormai ne era disgustato all’idea di assaggiarla nuovamente.

Il bagno era ancora aperto da quando quel giorno lontano, mentre il padre e la madre lo incitavano a sbrigarsi ad uscire, lui rimase alcuni minuti a guardarsi allo specchio, in silenzio, meditando su quel posto che mai avrebbe più rivisto, come non avrebbe mai più rivisto la sua faccia, dopo quel giorno. Un attimo prima di uscire, scagliò un mattone contro quello specchio e così fece. Chocky si promise di non guardare mai più alcun riflesso del suo corpo. Mantenne la promessa fino a quel giorno.

A distanza di alcuni decenni, i frammenti dello specchio erano ancora a terra, ricoperti da uno spesso strato di polvere e sabbia, quasi a voler imbalsamare quell’atto di coraggio. Così Chocky prese un frammento da terra, soffiò via la polvere e si vide, un volto che non conosceva e che si era negato per anni di voler conoscere. 
Chocky credeva che se mai un giorno avesse avuto il coraggio di tornare a vedere la propria immagine riflessa, il dolore sarebbe stato atroce. Ma così non fu, Chocky rimase assolutamente impossibile davanti alla vista di quello sconosciuto su quel pezzetto di vetro. Il volto che ricordava della sua infanzia era sparito, lasciando spazio a un volto stanco e incartapecorito, con radi capelli e orecchie troppo grandi. Soltanto gli occhi erano ancora quelli di quel bambino taciturno di quasi 60 anni prima.

Fu molto più doloroso continuare a sopportare l’esistenza di quei fantasmi sui muri, sempre ritti e severi nelle loro espressioni di rimprovero. 

Chocky tuttavia sapeva per quale motivo era tornato là. Doveva agire, doveva distruggere i fantasmi per tornare a vivere ed era ben deciso a farlo.

Il peso di quegli sguardi lo terrorizzava, lo intimoriva ma al contempo lo affascinava. L’abisso è sempre attraente prima che ci inghiotta.

Scelse la via, la più teatrale forse, per porre fine al suo tormento. Riuscì così a procurarsi alcuni candelotti di dinamite e li posizionò in giro per quel vecchio rudere, collegati a una lunga miccia.

Dopo tutti i preparativi uscì, portandosi dietro qualche rivista e qualche vecchio ricordo di quel luogo, cercò un riparo dietro qualche cespuglio e accese la miccia. Nel giro di pochi attimi, come previsto, la casa della sua infanzia e relativi fantasmi saltarono in aria sollevando una piccola tempesta di sabbia e detriti.

Mentre Chocky osservava lontano questo spettacolo inquietante, sentì una piccola fitta al petto, tra le costole, quasi come un piccolo demone che rosicchiasse le sue ossa. Nel giro di pochi istanti il dolore aumentl, il demone inizio a frantumare le sue vecchie ossa, facendo crollare a terra il corpo Chocky. 
Quei fantasmi che era riuscito a sconfiggere ora lo richiamavano nuovamente. Era parte di loro e loro erano parte di lui. Indissolubilmente uniti e congiunti in una stretta diabolica. 

Così in preda agli spasmi dell’agonia Chocky ricordò qualcosa che gli disse suo nonno, in un anno imprecisato della sua infanzia, proprio sulla veranda della casa che aveva appena distrutto:
«Non chiederti se esistano o meno i fantasmi. Chiediti piuttosto cosa sono e qual’è il loro scopo. Sono i nostri padroni, in un certo senso.
Dei fantasmi nessuno è mai libero, siamo schiavi di essi e viviamo sulla loro esistenza.
Ci uccidono ogni giorno, ci scavano dentro e ci rendono la vita tremendamente difficile, ma crescono con noi e in qualche modo, a volte, ci aiutano. 
Forse i fantasmi sono la nostra anima, o forse sono Dio stesso, io questo non te lo posso assicurare Chocky, so solo che chi ha tentato di sconfiggerli è stato sconfitto da forze ignote.»

Questo stava succedendo a Chocky. Sconfitto da una forza che non gli apparteneva e che pure era parte di lui. Sentiva piano piano i muscoli che si irrigidivano e anche respirare era diventato un lavoraccio. 
E tutte le voci che prendevano piede nella sua testa da anni, stavano svanendo nell’oblio di quella morte lenta e dolorosa, senza un perchè.

Libero. 

Finalmente era libero dai fantasmi, il nonno aveva torto, era possibile liberarsi dalla loro morsa, anche solo per qualche attimo. 
Fosse solo per qualche istante prima del sonno eterno, Chocky era riuscito a provare l’ebrezza della libertà ideale che da ragazzo, senza sapere bene di cosa parlasse, pretendeva con altri coetanei tra la folla delle manifestazioni.
E’ forse questo il significato della vita? Una corsa eterna contro le esistenze che Chocky chiamava fantasmi, per arrivare a liberarsene a un istante dall’ultimo respiro?
Chocky credeva di sì. La sua vita poteva benissimo essere stata spesa unicamente per quell’attimo di folgorazione sublime di libertà e sarebbe stata sicuramente vissuta in modo degno.

Con il sorriso sulle labbra Chocky chiuse gli occhi, mentre che sabbia e detriti continuavano a cadere pian piano tutt’attorno e addosso a lui, immolandolo eternamente in quel luogo che tanto aveva odiato. 
Un corpo non vale l’anima che l’ha ospitato.

2:25am Marzo 22, 2014

Uomo insignificante

L’uomo si preoccupa tanto per fare poche centinaia di km: progetta il viaggio, i costi, l’alloggio. Spesso rinuncia per l’impossibilità di tempo, soldi o mezzi.

Ma cosa sono pochi km in confronto al cosmo? Siamo così maledettamente piccoli e insignificanti, un soffio di vento e moriamo come mosche. Siamo stanchi a fare un viaggio che copre nemmeno 1/100 della circonferenza equatoriale del nostro piccolo e insignificante pianetucolo.

Eppure siamo qui e ci crediamo grandi perchè “comandiamo” il pianeta. Peccato che egli, con nonchalance, spesso abbia dei brividi che spazzano via intere città e popolazioni, senza nemmeno batter ciglio. E noi saremmo i padroni? Ci illudiamo di comandarlo perchè lo riempiamo con i nostri prodotti, ma anche il miglior artefatto non può nulla contro la natura.

Siamo come farfalle Effimere, la nostra anima vive in uno stato larvale per secoli, forse millenni, e finalmente quando la nostra vita si compie siamo già morti.

2:14am Marzo 22, 2014

volevoessereunapizza:

Andrea De Carlo dice che non bisognerebbe mai immaginarsi niente molto in dettaglio, perché l’immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe succedere. Cioè, non fatevi i film.

C’è un altro aspetto molto importante, secondo me.

Immaginarsi tutto nel dettaglio distrugge ciò che si immagina perchè è una reazione a catena quasi incontrollabile, il cervello si riempe eccessivamente di dati che non riesce a gestire e si perde l’insieme.
Il risultato è arrivare a odiare l’insieme per un dettaglio mancato o che ci sembra inadatto.

8:54pm Marzo 10, 2014

“Mentre ch’er ber paese se sprofonna
tra frane, teremoti, innondazzioni
mentre che so’ finiti li mijioni
pe turà un deficì de la Madonna
Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e l’atenei nun c’hanno più quadrini
pe’ la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi
Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbrojia a tutto spiano
e le pensioni so’ sempre ppiù basse
Una luce s’è accesa nella notte.
Dormi tranquillo popolo itajiano
A noi ce sarveranno le mignotte”

— Giuseppe Gioacchino Belli
(Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863)
10:02pm Marzo 3, 2014

Non si può superare il valore di 1:1

La fisica insegna che non è possibile costruire (almeno con le nostre capacità tecnologiche attuali) una macchina che renda in rapporto consumo/lavoro un valore superiore a 1.

Mi spiego meglio, se acquistiamo un motore elettrico che consuma 1KW, la sua resa di potenza potrà arrivare al massimo al 60/65%, nei migliori casi al 75%… Ovvero rispettivamente 600/650W, nei migliori casi a 750W. Mai potrà superare il consumo, cioè rendere ad esempio 1.5KW o 2KW. 
I motivi sono molteplici: dalle perdite del rame degli avvolgimenti, alle perdite per attrito dei componenti e dell’aria, alla resistenza dell’aria e alle impurità impossibili da rimuovere dei metalli conduttori e isolanti.

Da tanto tempo ormai vedo nei negozi impianti hi.fi, casse da computer e altre apparecchiature audio che sbandierano potenze da 100,200,300 addirittura 500W e oltre. Quando poi, sui valori di targa posteriori o sulla scatola, raggiungono a malapena il consumo di 100W.
Tante persone ancora ci cascano in tutto ciò. Basta leggere e conoscere la regola illustrata sopra.  ;) 

In questo esempio non sono mai caduto, tuttavia stavo cadendo ultimamente nel cliché moderno del “portatile potente come un fisso”.

Ho infatti pensato che, a parità di potenza di calcolo, un fisso e un portatile si eguagliassero, invece no. 

E la dimostrazione pratica l’ho avuta provando Windows 7 Ultimate su un vecchio desktop Athlon 64 3800+ con 2GB DDR2. E’ notevolmente più veloce rispetto a un Intel Celeron dual core Penryn e 4GB DDR3, computer portatile molto più nuovo dell’altro ma incredibilmente più lento e affaticato dal “pesante” Windows 7.

Oggi il mondo si sta muovendo sempre di più a credere a queste baggianate di queste potenze fasulle, un po’ per ignoranza un po’ per noncuranza, non fatevi ingannare anche voi. 

Ah lo stesso discorso vale per tablet e smartphone, confrontati con i pc, non sono neanche lontanamente paragonabili, a parità di dati di “targa”, con la potenza di un buon Desktop.

10:29pm Marzo 2, 2014

Non avrei mai pensato che la felicità facesse così paura.

Essere felice per me è stato per tanto tempo un utopia che ora quando penso a quanto sia felice e soddisfatto mi sale una gran paura che tutto possa essere interrotto un momento all’altro da qualcosa di catastrofico nella mia vita.
Essere felici non implica essere anche totalmente sereni evidentemente….

4:01pm Febbraio 27, 2014

Ritorno al fai da te

Anche se per una persona impegnata suona un po’ male un titolo così, questo è quanto.
Era molto tempo che non mi dedicavo al bricolage e mi serviva un tavolino da salotto… 
Una mia amica ne aveva uno rovinato, in terrazzo, ho deciso di provare a ravvivarlo un po’.

Come era:

Poi ho trovato una lastra di Metacrilato (simile al plexiglass, ci fanno le lenti da occhiali):

L’ho sagomata con la fresatrice:

Così ho applicato i bordi al tavolo, cercando di rispettare il colore originale:

Dopo la verniciatura della parte inferiore del pannello, qualche foro per avvitarlo sul piano di legno esistente (opportunamente piallato), il tavolo si presenta così:

Ed eccolo nella sua reale collocazione:

Beh io son soddisfatto, qualunque sia l’opinione altrui. 

Spesa totale all’incirca 10 euro tra bordi e vernice.

10:07pm Febbraio 25, 2014

Continuo a domandarmi perchè il numero dei like dei miei post sia inversamente proporzionale all’importanza che il post ha per me e a quanto mi piaccia. Regole di tumblr che non mi è dato sapere evidentemente.

Tutto questo spiega benissimo il moto perpetuo: più like prendo, meno mi impegno ma a ciò devo controbilanciare post seri in cui prendo pochi like per creare l’equilibrio e far sì che il moto vada avanti.

11:30pm Febbraio 24, 2014

Questo spezzone di una canzoncina molto semplice (e con vari errori, essendo una improvvisazione) racchiude per me un valore immenso.

E’ la storia di due amici, per molti aspetti molto diversi tra loro, ma inscindibilmente legati da un grande affetto e dalla musica.

Conosciuti quasi per caso, con una certa differenza di età (12 anni), si sono allontanati svariate volte, anche con discussioni abbastanza accese, per poi riunirsi, in un modo o nell’altro, anche dopo lunghi periodi di separazione.

Però quasi sempre, quando erano insieme, imbracciavano le loro chitarre e iniziavano a dialogare con la musica, quasi per magia, risolvendo per qualche ora tutti i problemi che la vita creava loro continuamente, lasciando che fossero le vibrazioni delle corde a guidarli e a parlare, facendo tacere una volta tanto la ragione e il linguaggio parlato.

Sono passati tanti anni ormai da quando questa canzone uscì da una loro improvvisazione, ma ancora riesce a colpirmi ed emozionarmi come se fosse appena nata. 
Liberamente ispirata a una improvvisazione già esistente del padre di uno dei due amici, riadattata a un non troppo dissimile stile musicale, è forse uno dei pezzi più significativi della loro amicizia.

Non so se faccio bene a condividerla col mondo di tumblr, molto probabilmente non verrà capita o nemmeno ascoltata, ma questa sera mi è stato richiesto di tornare a suonarla, il più possibile fedele allì’originale, per farla sentire a una carissima persona. 
Così ho sostituito l’altro chitarrista e ho registrato entrambe le parti, molto alla veloce e grezzamente, con la mia acustica.

Ho già speso troppe parole per questa clip, troppe e inutili per descrivere sensazioni che solo chi le ha vissute può capire, quindi concludo dicendo che il linguaggio parlato, nel mio caso molto spesso, non dice in sé nulla al cospetto del linguaggio puro e semplice di una canzone uscita dalle proprie mani così, all’improvviso.

src
11:06am Febbraio 24, 2014
iceageiscoming:

unoetrino:

morbopestilenziale:

Voglio vivere a Piacenza, giuro.

Piacenza state of mind.

Standing Ovation


Piacenza che mi lascia allibito per l’ennesima volta.

iceageiscoming:

unoetrino:

morbopestilenziale:

Voglio vivere a Piacenza, giuro.

Piacenza state of mind.

Standing Ovation

Piacenza che mi lascia allibito per l’ennesima volta.